L’ingresso di Noi Sud con la nomina della nuova giunta operata dal presidente De Nisi ha definitivamente squarciato quel leggero velo di ipocrisia politica che da sempre ha caratterizzato questa maggioranza. La cosa non dovrebbe stupirci, se non fosse che il livello raggiunto è ancor più basso di quello a cui si era pensato. Da sempre la politica vibonese ci ha presentato uomini dalla morale politica spessa come la carta velina. Oggi, con questa nuova scelta, il balzo di qualità: trasformismo, opportunismo, qualunquismo arrivismo diventano nuove categorie politiche che soppiantano le vecchie e desuete ideologie. Loro la chiamano politica del fare, giocata sulla testa dei cittadini. In questo quadro quanto mai chiaro, ci appaiono insensati ed un pò ingenui i continui appelli tesi a convincere il presidente De Nisi a ritornare sulle sue posizioni. Di lui non ci si poteva fidare, e non si può continuare a farlo ora, seppur delusi come degli amanti traditi. Questo nuovo accordo con Noi Sud, del resto, può dare al presidente De Nisi la sola ed unica certezza, se così la si può definire, che forse alle prossime elezioni sarà con lui, non di certo con il centro-sinistra: l’accordo trova fondamento solo nella soddisfazione di elementi e richieste di carattere personale, che fortunatamente non riguardano tutti i partiti alla sua sinistra. Ed è oltre modo vero, che tutta questa triste vicenda serve da lezione a tutta la sinistra. E’ infatti impossibile credere che le alleanze e le alternative si possano attuare dentro i palazzi istituzionali, utilizzando quale merce di scambio uno o più posti di potere. L’alternativa, ed insieme la costruzione di nuove e durature alleanze, si costruiscono sulla base di programmi condivisi, elaborati nell’esclusivo interesse collettivo, attraverso confronti serrati, ma di sicuro leali, che infine portano alla definizione di strategie condivise e credibili. Come Rifondazione Comunista, solo su questo esclusivo terreno oggi c’è tutta la nostra disponibilità. La politica oggi non ha bisogno di accordi sottobanco, di piccoli aggiustamenti in corso d’opera per rinsaldare prospettive di rielezione. Alla politica serve riprendersi una credibilità perduta, sebbene quello a cui assistiamo sgomenti oggi non ha nulla di politico.
giovedì 20 ottobre 2011
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