Questa nuova amministrazione ha dato prova di essere legata all’incertezza, all’inutile, all’effimero, al superficiale, e la burocrazia è il suo spiritualismo. Ma la cosa non ci stupisce. Del resto, per loro un evento storico per questa città è la sfilata per qualche concorso di bellezza. Questa la cifra dell’emancipazione sociale che immaginano per Vibo. Ma se c’è una cosa che ci indigna più di tutte è l’incapacità di rispondere ad un problema reale, senza saper tutelare gli interessi ed i diritti dei cittadini. Sostenne Franz Kafka: «Le carte bollate sono le nuove catene dell’umanità». Ed a tenere ben strette queste catene sono sempre i più ottusi, che nei formalismi e nella burocrazia trovano il loro più sicuro rifugio, la propria incapacità addestrata. Infatti, non si esime da questo pessimo esercizio l’amministrazione D’Agostino, che dopo un primo anno di disastri, gravità ed emergenze senza alcuna soluzione, continua a sfiorare il grottesco, se il tutto invece non fosse così gravemente drammatico. L’annuncio delle riduzioni sul canone acqua dovute all’emergenza idrica sanno di beffa. L’assessore ai Tributi si sarà sforzato oltre modo a contare i giorni in cui sono rimaste in vigore le ordinanze di divieto. Ventidue giorni, secondo lui. Eppure, dal mese di agosto 2010, al di là del balletto di ordinanze emesse da una amministrazione che non aveva idea di come risolvere i problemi di potabilità, si è arrivati al marzo 2011 con l’acqua non potabile. Il nuovo assessore ai Timbri immagina tutto ciò come un disagio. Per noi resta un diritto negato. E per soddisfare questo disagio chiede ai cittadini da tutelare di compilare moduli, entro un termine. Altrimenti nessuna riduzione. Ci vuole poco a comprendere che questa decisione non tiene conto di tanti fattori, e che in nessun modo saprà e potrà essere soddisfacente per tutti i cittadini, i quali la riduzione del canone acqua dovrebbero averla in bolletta senza alcuna richiesta formale. Tanto più, che chi ha evaso fino ad oggi, non si lascerà certo persuadere da un misero ed iniquo sconto del 30%. Se non ha pagato cento per anni, non si preoccuperà di sicuro a pagare 70. Vogliamo sperare che l’intera amministrazione abbia modo di ritornare su questa discutibile decisione, riconoscendo il danno ed il diritto negato a tutti i cittadini di Vibo Valentia, senza che questi abbiano ad affollare uffici, e che da subito si attivi per garantire un servizio essenziale ed inalienabile.
venerdì 22 luglio 2011
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