Il movimento lo fa tutto la maggioranza: la Lega minaccia, poi in parlamento garantisce che non farà mancare i suoi voti al governo, poi riprende a minacciare sfaceli. Il partito democratico sta fermo, inchiodato alla posizione di fedeltà atlantica e fulminato dalla copertura offerta dal presidente della Repubblica alla missione in Libia: i bombardamenti sono la naturale evoluzione dell’impegno italiano, un altro voto del parlamento non è necessario. Così per l’opposizione è impossibile creare difficoltà al governo oltre quelle che il governo si crea da solo. Finisce che l’audizione nelle commissioni esteri e difesa congiunte di camera e senato di La Russa e Frattini si rivela molto più agevole di quel vertice di governo che per i dissensi dei leghisti (e qualche timido distinguo dei cattolici) sarebbe stato molto più agitato. E infatti è stato annullato.
Ai deputati e ai senatori Frattini presenta un quadro della situazione terribilmente peggiorato. Peggiorato da quando è partita la missione Nato. «C’è stata una vera e propria escalation di violenze – dice il ministro degli esteri – l’emergenza umanitaria è di proporzioni gravi e crescenti, non possiamo ignorare la strage, dobbiamo colpire con azioni mirate». La Russa annuncia che quattro tornado italiani fin qui impegnati solo in funzione anti radar saranno autorizzati a sparare i loro missili assieme a quattro AV-8B Plus «contro specifici e selezionati obiettivi militari» un attimo dopo la conclusione delle comunicazioni del governo. Un colpo a effetto che giustifica la notazione del repubblicano La Malfa: «Se qualcosa sta cambiando in questo momento vuol dire che c’è bisogno di un altro voto del parlamento». Obiezione sensata ma immediatamente smontata dall’intervento del senatore Pd Tonini: «Restano ferme le parole di Napolitano, un nuovo voto non è necessario». Almeno, non lo sarebbe; «il precedente voto è capiente», sintetizza per i democratici il senatore Marini. Se il Pd prova a chiederlo lo stesso (ma senza decidersi a presentare una mozione) è per «verificare» la maggioranza dopo le uscite della Lega. Argomento però tanto debole da consentire al Pdl di rispondere picche, almeno fino al momento in cui non è la Lega stessa, con Maroni, ad alzare la tensione chiedendo direttamente dalla maggioranza la verifica in parlamento.
La questione ritorna al punto di partenza, al braccio di ferro tra la Lega e il Pdl che, si fanno prudenti i ministri, «è di competenza della presidenza del Consiglio». La Russa, con il conforto del Pd, può solo insistere che «la missione non cambia» assicurando che i bombardamenti saranno «di assoluta precisione». Ma si tratta dello stesso La Russa che quando si trattò di autorizzare l’adesione dell’Italia all’operazione Odissea all’Alba assicurò che gli aerei italiani non avrebbero partecipato ai bombardamenti, anzi «non solo non cambierà l’armamento ma anche non useremo in maniera diversa gli aerei messi a disposizione». Proprio quello che si sta facendo adesso. Nonostante un’altra convinzione di La Russa, questa volta solo di dieci giorni fa: «Più passa il tempo e più gli scontri in campo aperto sono minori e aumentano quelli all’interno delle città dove è meno facile e più pericoloso l’utilizzo dei bombardamenti».
Adesso invece il ministro della difesa è convinto che gli «effetti collaterali» cioè le vittime civili, potranno essere evitati. E non evita di ricorrere a una definizione, «azioni chirurgiche», che in passato ha annunciato catastrofi. In più si affatica in sofismi linguistici per cercare di non spaventare i leghisti: «Non si può parlare di bombardamenti perché non useremo bombe ma missili guidati dal satellite o dal laser». «Chiamiamoli allora missilamenti», può agevolmente sfottere il dipietrista Orlando.
D’altra parte in parlamento anche i leghisti si fanno attenti al linguaggio. Le parole forti restano nei titoli della Padania – «Berlusconi si inginocchia a Parigi» – o negli avvertimenti di Maroni. Il rappresentante padano nelle commissioni, il capogruppo alla camera Reguzzoni, non va oltre la lettura di un intervento evidentemente vidimato da Bossi: «La nostra non è una discussione contro il governo ma nel governo e nella maggioranza. Intendiamo utilizzare tutto il nostro peso per evitare al paese altri danni, si metta pertanto il cuore in pace chi fa paragoni con il governo Prodi – conclude – noi siamo stati sempre filoccidentali e i nostri comportamenti parlamentari saranno conseguenti». E questo inedito autoritratto di una Lega attenta ai superiori interessi del paese e fedele all’alleanza atlantica dice già come andrà a finire.
Ai deputati e ai senatori Frattini presenta un quadro della situazione terribilmente peggiorato. Peggiorato da quando è partita la missione Nato. «C’è stata una vera e propria escalation di violenze – dice il ministro degli esteri – l’emergenza umanitaria è di proporzioni gravi e crescenti, non possiamo ignorare la strage, dobbiamo colpire con azioni mirate». La Russa annuncia che quattro tornado italiani fin qui impegnati solo in funzione anti radar saranno autorizzati a sparare i loro missili assieme a quattro AV-8B Plus «contro specifici e selezionati obiettivi militari» un attimo dopo la conclusione delle comunicazioni del governo. Un colpo a effetto che giustifica la notazione del repubblicano La Malfa: «Se qualcosa sta cambiando in questo momento vuol dire che c’è bisogno di un altro voto del parlamento». Obiezione sensata ma immediatamente smontata dall’intervento del senatore Pd Tonini: «Restano ferme le parole di Napolitano, un nuovo voto non è necessario». Almeno, non lo sarebbe; «il precedente voto è capiente», sintetizza per i democratici il senatore Marini. Se il Pd prova a chiederlo lo stesso (ma senza decidersi a presentare una mozione) è per «verificare» la maggioranza dopo le uscite della Lega. Argomento però tanto debole da consentire al Pdl di rispondere picche, almeno fino al momento in cui non è la Lega stessa, con Maroni, ad alzare la tensione chiedendo direttamente dalla maggioranza la verifica in parlamento.
La questione ritorna al punto di partenza, al braccio di ferro tra la Lega e il Pdl che, si fanno prudenti i ministri, «è di competenza della presidenza del Consiglio». La Russa, con il conforto del Pd, può solo insistere che «la missione non cambia» assicurando che i bombardamenti saranno «di assoluta precisione». Ma si tratta dello stesso La Russa che quando si trattò di autorizzare l’adesione dell’Italia all’operazione Odissea all’Alba assicurò che gli aerei italiani non avrebbero partecipato ai bombardamenti, anzi «non solo non cambierà l’armamento ma anche non useremo in maniera diversa gli aerei messi a disposizione». Proprio quello che si sta facendo adesso. Nonostante un’altra convinzione di La Russa, questa volta solo di dieci giorni fa: «Più passa il tempo e più gli scontri in campo aperto sono minori e aumentano quelli all’interno delle città dove è meno facile e più pericoloso l’utilizzo dei bombardamenti».
Adesso invece il ministro della difesa è convinto che gli «effetti collaterali» cioè le vittime civili, potranno essere evitati. E non evita di ricorrere a una definizione, «azioni chirurgiche», che in passato ha annunciato catastrofi. In più si affatica in sofismi linguistici per cercare di non spaventare i leghisti: «Non si può parlare di bombardamenti perché non useremo bombe ma missili guidati dal satellite o dal laser». «Chiamiamoli allora missilamenti», può agevolmente sfottere il dipietrista Orlando.
D’altra parte in parlamento anche i leghisti si fanno attenti al linguaggio. Le parole forti restano nei titoli della Padania – «Berlusconi si inginocchia a Parigi» – o negli avvertimenti di Maroni. Il rappresentante padano nelle commissioni, il capogruppo alla camera Reguzzoni, non va oltre la lettura di un intervento evidentemente vidimato da Bossi: «La nostra non è una discussione contro il governo ma nel governo e nella maggioranza. Intendiamo utilizzare tutto il nostro peso per evitare al paese altri danni, si metta pertanto il cuore in pace chi fa paragoni con il governo Prodi – conclude – noi siamo stati sempre filoccidentali e i nostri comportamenti parlamentari saranno conseguenti». E questo inedito autoritratto di una Lega attenta ai superiori interessi del paese e fedele all’alleanza atlantica dice già come andrà a finire.
il manifesto 28 aprile 2011



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