Castello sforzesco sullo sfondo, bandiere della Lega al vento, vessilli verdi, stand gastronomici rigorosamente “lumbard”: la festa nazionale dei giovani padani, giunta al suo secondo giorno in pieno centro di Milano, non differisce poi molto dagli innumerevoli appuntamenti leghisti degli ultimi anni. Quanto meno nella scenografia. A cambiare però, sembra essere l’umore della base del partito di Umberto Bossi.
Nonostante a livello nazionale i malumori fra Lega e Pdl pare siano tornati sotto il livello di guardia, la difficile equazione fra partito “di lotta e di governo” non sembra pienamente riuscita alla compagine milanese del partito. Nonostante sia stato il Senatur in persona a dare il via libera alla ricandidatura del sindaco pidiellino, venerdì sera sul palco insieme a Bossi, la gestione Moratti non va giù alla pancia della Lega. E c’è addirittura chi inizia ad accarezzare l’idea di sabotarne la rielezione, votando almeno al primo turno per il principale sfidante, Giuliano Pisapia. Ipotesi ufficialmente rispedita al mittente dall’apparato leghista per bocca del segretario provinciale Igor Iezzi, che commenta ironicamente “io credo che ci siano tanti leghisti che potrebbero votare Pisapia, tutti quelli che vogliono la moschea, la sala del buco, il diritto di voto agli immigrati dopo tre anni”. Ma riconosce “qualcuno della Lega potrebbe non votare la Moratti, ma tenderei ad escludere al 100% che possano sostenere Pisapia”. Eppure tra uno stand e l’altro si continua a mormorare, il malumore è palpabile e non pochi militanti leghisti – dicono i compagni impegnati in campagna elettorale a sostegno del candidato della sinistra- si sono avvicinati ai gazebo per chiedere informazioni sul programma. Un incubo per la Moratti, che i sondaggi dell’istituto SWG, danno oggi al 46%, condannandola a un sicuro ballottaggio.
Ma sono tempi duri, anche e soprattutto per i fazzoletti verdi. Scavalcati a destra da Forza Nuova, che a Milano corre da sola e ha inondato la città di manifesti che recitano un padanissimo «foera di ball», ma mettono sotto accusa proprio il partito di Umberto Bossi, i responsabili locali del Carroccio provano a barcamenarsi tra lealtà governative e il crescente malumore della base. Pur professando lealtà, i vertici milanesi della Lega non perdono occasione per sottolineare le differenze tra il loro programma e quello del Pdl.
Su Ecopass, campi nomadi, spese per gli immigrati, ordinanze per sicurezza, fondi per la cultura e gestione delle società partecipate il partito di Bossi non le manda a dire a Moratti e assessori, primo fra tutti l’attuale vice-sindaco Riccardo De Corato. «L’unico impegno che chiediamo agli amici del Pdl” ha dichiarato qualche giorno fa il capogruppo in Comune e aspirante vice-sindaco, Matteo Salvini, «è riconoscere gli errori del primo mandato di Letizia Moratti, come l’assenza dalla città per un certo periodo e la poca attenzione per le piccole cose». Immediata la replica di De Corato prima, e dell’eurodeputato e vice-coordinatore regionale Fidanza poi: «Salvini fa richiami inutili e lo sa, gli servono solo per avere un po’ di visibilità», commenta caustico l’attuale vice della Moratti, mentre Fidanza puntualizza: «Finora, con un consigliere e un assessore in Comune, i lumbard sono riusciti nel giochetto della Lega di lotta e di governo. Ma nella prossima amministrazione, dovranno assumersi maggiori responsabilità, sarà più difficile smarcarsi. Anche se ricordo che negli ultimi cinque anni la Lega ha sempre votato con il Pdl tutti i provvedimenti più importanti. A partire dall’Ecopass».
Getta acqua sul fuoco il leghista Igor Iezzi, che sottolinea: «La Lega a queste elezioni prenderà molti più voti e sarà determinante, avrà un peso decisamente maggiore». Nella gestione dell’attuale sindaco, «ci sono state degenerazioni di cui la Moratti dovrebbe prendere atto, ma con un maggiore peso della Lega la svolta per Milano è possibile», afferma sicuro il numero uno del Carroccio a Milano. Adesso però tocca convincere la base. Fino al prossimo distinguo.
ALESSIA CANDITO
da Liberazione del 30 Aprile 2011



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