martedì 28 dicembre 2010

Una risposta immediata

di Paolo Ferrero

Cari compagni e compagne, l'accordo separato firmato con la Fiat su Mirafiori rappresenta una svolta di enorme gravità nella storia del paese e non può essere considerato una questione sindacale. Non rappresenta solo la demolizione dei diritti sanciti da leggi e Contratto Nazionale. Non prevede solamente un netto peggioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica. Il dictat di Mirafiori disegna un ruolo per i sindacati e i lavoratori che è in radicale contrapposizione al quadro di regole stabilite dalla Costituzione repubblicana.
L'unica sovranità riconosciuta è quella dell'azienda, da cui tutto promana, compresa la possibilità dei lavoratori di vedere riconosciuta una propria rappresentanza sindacale. Si tratta di una logica opposta all'impianto costituzionale che tutela i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, che garantisce la libertà di associazione sindacale e che - in generale- basa la democrazia su un bilanciamento tra i poteri.

È del tutto evidente che l'offensiva di Marchionne e quella di Berlusconi non sono che le due facce della stessa medaglia. È del tutto evidente che questa offensiva congiunta punta allo scardinamento costituzionale e a un vero e proprio cambio di regime. È la Repubblica nata dalla resistenza e fondata sul lavoro che è messa in discussione da queste iniziative. Non si tratta di una questione sindacale ma politica.
Per questo ritengo necessario appellarmi a voi per costruire una risposta unitaria immediata. Per questo vi propongo di condividere e costruire unitariamente iniziative di informazione e mobilitazione, per questo vi propongo di fare unitariamente un appello alla Cgil affinché venga proclamato al più presto lo sciopero generale. Non si può scaricare sulle spalle dei lavoratori della Fiat il peso di un attacco che è generale e non si può stare a guardare di fronte ad una offensiva eversiva che ha un unico precedente nel nostro paese: l'avvento del fascismo.

su il manifesto (28/12/2010)

mercoledì 22 dicembre 2010

MOVIMENTO STUDENTESCO, MOVIMENTO OPERAIO E STATO DI POLIZIA

di Fosco Giannini
Direzione Nazionale PRC


Potremmo mettere a fuoco due punti entro i quali collocare l’odierna, ultima, degenerazione iperliberista, antidemocratica, reazionaria del governo Berlusconi. Il primo punto è il seguente: la deputata Catia Polidori, già entusiasta sostenitrice di Fini e di “Futuro e Libertà”, nel giorno della fiducia alla Camera, lo scorso 14 dicembre, decide “improvvisamente”, uscendo da dietro una tenda dell’Aula ove s’era vergognosamente nascosta, di votare “no” alla sfiducia al governo. Sino alla sera del 13 dicembre Fini era sicuro che l’onorevole Polidori avrebbe assunto la linea della sfiducia a Berlusconi. Viceversa, il voto della Polidori è uno dei tre che salvano il governo delle destre. Perché la Polidori cambia idea tanto celermente? Perché tradisce Fini dove essere stata una delle più appassionate fondatrici di “Futuro e Libertà”? Perché la deputata in questione è cugina del presidente nazionale del CEPU, l’università privata on-line alla quale Berlusconi ha promesso e garantito 36 milioni di euro di contributi statali. Ed è stato lo stesso finiano Luca Barbareschi a denunciare il fatto e dichiarare alla stampa che “ la Polidori è stata minacciata dai berlusconiani, i quali le hanno chiaramente detto che se non avesse votato il “no” alla fiducia le sue aziende di famiglia avrebbero chiuso”.
E’ l’iperliberismo che vince, che segna sia i berlusconiani che i finiani, verso i quali troppo celermente e sciaguratamente pezzi importanti del PD si sono rivolti con le braccia aperte.
Il secondo punto ove collocare l’attuale e molto oscura traiettoria politica berlusconiana è l’ “editto Gasparri”, secondo il quale è giunta l’ora dello stato di polizia.
Tra il caso Polidori e il ghigno fascista di Gasparri scorre e si costituisce un intero progetto sociale e politico: la distruzione totale di ciò che resta del welfare, della scuola pubblica, attraverso la repressione militare.
Chi è sceso in campo per difendere la Gelmini ha urlato ai quattro venti che nel suo decreto legge non vi sarebbero spostamenti economici rilevanti verso le scuole e le università private. E’ vero, parzialmente vero: nel decreto Gelmini vi è “solo” il progetto di distruzione della scuola pubblica, vi è “solo” l’attacco finale ai precari, agli insegnanti e ai lavoratori scolastici; un attacco alle condizioni degli studenti e un’offensiva dal carattere fascista e incivile contro gli alunni portatori di handicap, ai quali è sottratto tutto: dagli insegnati di sostegno, ai mezzi tecnici alla dignità.
La sottrazione di fondi verso la scuola e l’università pubblica e il loro spostamento verso le scuole e le fondazioni private, è vero, sono contenute nella Legge 133 ( la Finanziaria Tremonti – l’uomo “di sinistra” che piaceva al centro sinistra, che leaders del centro sinistra avevano persino proposto come capo di un ipotetico governo di transizione – votata lo scorso 28 agosto). E’ in tale Legge che si decreta lo spostamento di 450 milioni di euro dall’università pubblica alla formazione privata, dopo aver già spostato 380 milioni di euro dalla scuola pubblica a quelle cattoliche e dei privati. E tutto ciò assommato – occorre ricordalo – ai 500 milioni di euro che ogni anno si spendono solo per la guerra in Afghanistan e ai 600 milioni di euro per il riarmo filo NATO e filo – americano degli ultimi tre anni.
E’ del tutto evidente che l’attacco del governo Berlusconi e del capitale italiano alle condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie è generale e non è portato solo contro la scuola e l’università pubblica: basterebbe ricordare le condizioni della classe operaia italiana : 5 milioni di lavoratori in tuta blu che tribolano nelle fabbriche, che patiscono il più alto tasso di infortuni dell’intero mondo del lavoro; che subiscono il più alto tasso oggettivo di sfruttamento padronale; sui quali si allarga a macchia d’olio la precarizzazione; che, in condizioni lavorative spesso ottocentesche ( quelle degli operai della Tyssen Krupp sono più una regola che un’eccezione, non solo nelle fonderie e nella siderurgia); sui quali si sta abbattendo il “ciclone Marchionne”, che punta a rompere anche con la Confindustria per inventarsi un contratto di lavoro operaio da mondo schiavizzato; contro i quali, nel 2010, si è lanciata la scure della cassa integrazione di massa, che ha portato a 600 mila – sino al novembre 2010 – i cassaintegrati operai; che ha portato ognuno di questi 600 mila cassaintegrati di fabbrica a perdere 7.600 euro di salario annuale, 8 mila a fine 2010. Come dire: sotto la possibilità della sopravvivenza e vicini alla linea della miseria.

Ed è a partire da ciò che possiamo considerare “conseguente” – quanto inquietante e reazionario – il progetto di costruzione di uno stato di polizia che – espresso con più vigore e protervia da parte di Gasparri – è sostenuto con la stessa determinazione da La Russa, Alemanno e dall’intero governo Berlusconi.
Il movimento studentesco era già stato definito da Gasparri di “stampo terrorista”; poi, il capogruppo PDL al Senato, tirando fuori dal proprio vecchio intestino di picchiatore fascista la violenza propria dei più genuflessi servitori dei padroni, ha teorizzato e chiesto – sostenuto dal ministro dell’Interno Maroni, “ gli arresti preventivi per gli studenti” e un allargamento ( di stampo pinochettista) del DASPO ( il divieto di accedere alle manifestazioni sportive). Rievocando con ciò, non sappiamo se consapevolmente o meno – ma, mai come in questo caso, il confine tra consapevolezza e inconsapevolezza è incerto – il Testo di Pubblica Sicurezza del ventennio fascista del 1926, quello che contribuì a dar corpo al regime repressivo e reazionario di Mussolini; quel Testo che faceva scattare le misure di prevenzione solo in base ai sospetti e alle delazioni anticomuniste, antisocialiste e antidemocratiche, che violava ogni diritto nella misura in cui non richiedeva più l’accertamento delle responsabilità dirette per fatti considerati reati dalla Legge. Ed è da questo punto di vista che va letto l’ennesimo attacco .- quello di questi giorni - di Gasparri e di Berlusconi alla Magistratura, rea di esercitare il Diritto e le sue garanzie di base. E’ dal punto di vista dell’ “esigenza” reazionaria degli odierni Farinacci (Gasparri col manganello in mano; Maroni che attacca la Magistratura come fosse un agente del Nuovo Piano Gelli; Alfano che contro la Magistratura ordina ispezioni ministeriali come poteva fare un Videla qualsiasi) che va letto il tentativo congiunto governo-padroni di liberarsi dei lacci e laccioli che vengono dalla Magistratura, dalla Legge, dalla Costituzione.
I racconti degli studenti arrestati il 14 dicembre e poi rilasciati dalla Magistratura ricordano in tutto e per tutto gli orrori di Genova: “ Ci tenevano al gelo – hanno raccontato – senza bere né mangiare, né poter andare in bagno. Chi chiedeva un po’ d’acqua o si lamentava per le ferite aperte, per le botte prese dalle forze dell’ordine, veniva deriso, minacciato, di nuovo picchiato. Ricordatevi di Bolzaneto – ci dicevano. Per 14 ore, nel centro di identificazione di Tor Cervara, abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, di spazio vuoto sospeso nel nulla, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuto accadere ogni cosa”.
E’ lo stile repressivo genovese, che torna e che essendo già utilizzato come apertura della campagna elettorale delle destre per le prossime e probabilmente vicine elezioni ed essendo volto ad organizzare consenso nella paura, nell’inconsapoevolezza e nel perbenismo di massa, è destinato ad accentuarsi nella sue forme violente nelle piazze, nei suoi attacchi concreti e propagandistici contro la Magistratura e il Diritto e nella sua stessa proposta generale di costruzione di uno stato di polizia, un ordine poliziesco considerato, come il razzismo, “popolare”, portatore di consenso e di voti.
Il tentativo di demonizzazione del movimento studentesco – dopo quello, praticato su vastissima scala, della FIOM – è l’altra faccia della medaglia reazionaria: repressione di stato contro i
“terroristi”. E in pochi sono coloro che – sul piano pubblico – hanno il coraggio di indicare un pericolo centrale, un tumore della democrazia: il ruolo e la presenza dei provocatori all’interno del movimento. E’ stata la stessa Anna Finocchiaro , capogruppo PD al Senato ( non sospettabile, certo, di tendenze bolsceviche) che ha chiesto l’apertura di un’inchiesta sugli scontri romani del 14 dicembre, che ha chiesto di far luce sull’eventuale presenza organizzata tra i manifestanti di agenti provocatori. Ed è stato addirittura il leghista Bricolo ad affermare con inconsueta nettezza che
“ coloro che hanno diretto le devastazioni e messo a rischio, nella manifestazione di Roma, sia i manifestanti che le forze dell’ordine, non erano studenti”.
Si sa: come a Genova, come nell’intera storia delle lotte del movimento operaio e studentesco, per le forze “nere” che percepiscono lauti stipendi statali e privati al fine di provocare, far demonizzare e svilire le lotte di massa e spostare sul terreno della violenza pezzi del movimento, quello delle piazze piene è il tempo in cui si torna, mascherati, al lavoro.
Le lotte di questi mesi della FIOM, della classe operaia, le lotte del movimento studentesco italiano ( che non sono di oggi, ma in campo da oltre due anni), unite alle lotte in Inghilterra, in Francia, in Grecia, in Portogallo, ci dicono che un nuovo inizio è possibile.
Ciò che occorre in Italia è che i comunisti e le forze della sinistra, la stessa Federazione della Sinistra, siano in campo davvero; che assumano sino in fondo la concezione secondo la quale è lì, nelle piazze, nel movimento di lotta generale, che i comunisti e la sinistra possono far crescere la loro massa critica sociale e politica e con questa massa critica accresciuta partecipare alla lotta – sociale, ma anche elettorale - contro le destre.
Oggi, per i comunisti e le forze della sinistra, per la FDS, occorre come il pane una parola d’ordine semplice quanto efficace: ogni piazza un presidio democratico permanente contro lo stato di polizia nascente. In ogni piazza d’Italia un gazebo permanente (accanto al quale sventolino, sempre, anche le bandiere rosse con la falce e il martello) contro le teorie repressive e militari del nefasto e truculento quartetto Gasparri – Mantovano - Maroni – Alfano.
E’ così, nelle lotte, nelle piazze, nel vivo del conflitto che dobbiamo avviare, noi comunisti, il processo per l’unità dei comunisti e per la “ ricostruzione del Partito Comunista”. Ed è così, in quel fuoco, che va rilanciata la Federazione della Sinistra e costruita l’unità della sinistra di lotta e di cambiamento.

Il tempo che viviamo è buio, e quest’oscurità ne ricorda altre. Era Pietro Calamandrei, in uno splendido scritto pubblicato nella rivista “ Scuola democratica”, il 20 marzo del 1950, a scrivere :
“Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la Marcia su Roma e trasformare l’aula parlamentare in un alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza, in queste scuole; c’è sempre stata, persino sotto il fascismo. Allora il partito dominante segue un’ altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi di andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche a quelle private. In quelle scuole private gli esami saranno più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa privilegiata... Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: rovinare le scuole di Stato, lasciare che vadano in malora; impoverire i loro bilanci; ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza ed il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole privare denaro pubblico. Questo è il punto: dare alle scuole private denaro pubblico”.
L’articolo di Calamandrei sembra scritto oggi: coglie l’odierno rapporto tra l’attuale capitalismo italiano (che invece di investire, per vincere la concorrenza e conquistare mercati, sulla tecnologia e sulla formazione, punta all’abbattimento del costo del lavoro) e la distruzione delle scuole e delle università pubbliche, chiarendo il fatto che la formazione, oggi, è snobbata, rimossa, sia dal liberismo politico che dalle strategie del capitale.
Ma le riflessioni di Calamandrei ci dicono anche tutta la giustezza delle lotte del movimento studentesco, che proprio perché tendono a mettere in discussione il piano generale dell’Unione europea liberista, delle destre di governo e del capitalismo; proprio perché, unendosi alle lotte operaie, puntano ad un altro futuro, sono demonizzate e represse dal potere. Che contro esse gioca il tutto per tutto, mettendo in campo non solo la violenza repressiva, ma anche il gioco ambiguo, oscuro e storico dell’inquinamento dei movimenti attraverso agenti provocatori propri. Assoldati dallo Stato e dai padroni.

domenica 12 dicembre 2010

Consolidare il movimento sociale

di Paolo Ferrero

L'autunno è contrassegnato da una forte intensificazione dello scontro sociale. In particolare nelle ultime settimane la mobilitazione degli studenti medi e universitari ha assunto una dimensione, una continuità e una capacità di relazioni sociali che non si vedeva da decenni. Non si tratta di una protesta solo italiana. In molti paesi europei sta succedendo la stessa cosa e in larga parte dei casi si nota un significativo intreccio tra lotte studentesche e lotte dei lavoratori. Stiamo quindi parlando di un fenomeno generale, che ha ragioni materiali e che va ben al di là della contestazione dell'orrido Ddl Gelmini.
In ogni paese vi è una causa scatenante diversa ma il punto unificante del mondo giovanile e studentesco è la percezione chiara dell'assenza di prospettive. I giovani hanno chiaro che staranno - in larga maggioranza - peggio dei loro genitori. Non solo, sanno di non avere alcuna rete di garanzie a cui aggrapparsi e che quindi sono destinati a vivere come in guerra, sempre col timore di cadere in una imboscata. Inoltre, dopo anni di propaganda sul liberismo e sulla neutralità del mercato, i giovani hanno sotto gli occhi una cosa chiarissima: i soldi per salvare le banche non solo ci sono ma vengono in larga parte presi tagliando welfare e pubblica istruzione. Gli studenti si percepiscono quindi senza prospettive e capiscono che non vi è nulla di oggettivo o di naturale in quanto gli sta accadendo.

Il movimento studentesco di queste settimane è il primo vero movimento nato dentro la crisi capitalistica e che nella crisi si gioca la sua partita. E' un movimento collettivo perchè il problema è strutturale e riguarda il ruolo e la condizione giovanile, non questo o quell'individuo. E' un movimento politico perchè parte dalla contestazione specifica del Ddl Gelmini ma in realtà mette in discussione la propria condizione sociale.
La facilità con cui il movimento studentesco ha incontrato i metalmeccanici nasce proprio qui, dalla comune comprensione del ruolo sociale subalterno che le classi dirigenti hanno predisposto non solo per gli operai ma anche per i giovani. Ogni studente capisce immediatamente che vi è una relazione diretta, materiale, tra il taglio dei fondi per la scuola e l'università pubblica e la precarietà lavorativa come condizione strutturale, non contingente. Non a caso qualche ricercatore sociale faceva notare giustamente che questi studenti non hanno solo "sentimenti" ma anche - e forse soprattutto - "risentimenti". Gli studenti non si muovono solo in nome di una idealità ma in nome di una materialità. Non si muovono solo "per" ma si muovono "contro", si ribellano ad un peggioramento collettivo. Da questo punto di vista non si può non vedere come la questione studentesca e giovanile oggi in Italia - e in molti paesi europei - abbia tutte le caratteristiche di una contraddizione strutturale assimilabile a quella di classe.
Ci troviamo quindi dinnanzi ad un movimento che è espressione di una contraddizione strutturale. Da questo punto di vista è necessario operare per consolidare il movimento evitando che venga piegato ad obiettivi politicisti di corto respiro che non farebbero altro che decretarne la fine. Non dobbiamo ripetere gli errori fatti con il movimento di Genova, alla fine piegato tutto al tema dell'alternativa di governo. Consolidare il movimento vuol dire operare per approfondire la sua consapevolezza, per favorire la sua organizzazione in "istituzioni di movimento". Dal '68-'69 nacquero i consigli di fabbrica, i comitati di zona, così come da Genova nacquero i Social Forum. Oggi dobbiamo lavorare per favorire il potenziamento e l'allargamento di strutture di movimento che permettano di dare continuità e autonomia allo stesso. Che permettano di mettere al centro la ricostruzione di una soggettività sociale in grado di solidificare coscienza, progettualità e conflitto in forme non episodiche.
Per questo la mobilitazione del 14 dicembre è importantissima e dobbiamo lavorare ad una sua piena riuscita evitando accuratamente di legare i destini del movimento alla caduta o meno del governo. Il movimento ha un suo ruolo e una sua ragion d'essere che vanno al di là delle manovre di palazzo attorno a cui si gioca la crisi del governo Berlusconi. La costruzione di una rete di relazioni stabili che consolidi lo schieramento sociale che è andato in piazza il 16 ottobre e che sarà nuovamente in piazza il 14 dicembre è un obiettivo realistico e da perseguire con determinazione. Lo dobbiamo fare a livello nazionale come a livello territoriale e lo dobbiamo fare per rompere questa asfissiante centralità della politica-spettacolo per far tornare in campo la buona politica: quella che si nutre del protagonismo sociale e pone in modo chiaro il tema dell'alternativa a Berlusconi come al berlusconismo.

su Liberazione (12/12/2010)

mercoledì 1 dicembre 2010

Studenti, scontri a Roma Cariche della polizia

da Sinistracomunista.it

ROMA - "Fermatevi" e "lo chiederemo paralizzando il paese con le nostre iniziative". Con questo grido di battaglia studenti, ricercatori e dottorandi stanno dando vita in tutte le città italiane a cortei spontanei che hanno lo scopo di bloccare traffico e attività. Un giorno di caos per far sentire la loro voce e chiedere ancora una volta al Parlamento di bloccare l'approvazione del ddl Gelmini che oggi va in aula.

"In queste settimane -si legge in una nota dell'Udu, l'Unione degli universitari- centinaia d'iniziative di contestazione contro la Riforma dell'università si sono moltiplicate in giro per il paese, occupazioni delle facoltà, dei tetti, blocchi del traffico, cortei, occupazione dei principali monumenti del nostro paese. Iniziative che avevano una sola richiesta: bloccare il DDL e salvare l'università pubblica dalla sua morte".

Manifestazioni di protesta che ieri ne hanno organizzate in 19 paesi in oltre 90 atenei sparsi per l'Europa "Con questo disegno di legge -aggiunge l'Udu- il Governo vuole l'eutanasia del sistema universitario. Sistema, che noi per primi da anni diciamo che non va, ma questa riforma non è la medicina, ma il suo veleno mortale. Questa è una riforma che taglia il fondo per le borse di studio, introduce un'idea di merito finta, diminuisce drasticamente la rappresentanza studentesca elimina la figura del ricercatore e soprattutto taglia il finanziamento al fondo di finanziamento ordinario. Tagli che decreteranno la chiusura di molti atenei. Noi non difendiamo i baroni, ma li vogliono cacciare. Loro -concludono- stanno con lei, non con noi".

ROMA: SCONTRI E CARICHE IN VIA DEL CORSO - Scontri tra studenti e forze dell'ordine in via del Corso, a Roma. Poliziotti e carabinieri hanno caricato gli studenti che avevano assaltato due blindati. Gli studenti hanno lanciato pietre e bottiglie contro le forze dell'ordine che hanno risposto con manganelli e lacrimogeni. "E' come Genova, violeremo la zona rossa". Così hanno detto alcuni studenti nelle fasi concitate degli scontri a Via del Corso a Roma. Gli studenti avevano da poco tentato di ribaltare alcuni blindati.

BOLOGNA, SCONTRI STUDENTI-POLIZIA IN STAZIONE - Tafferugli tra studenti, polizia a carabinieri davanti alla stazione, dove il corteo di manifestanti che aveva invaso l'A14 si era diretto dopo avere liberato l'autostrada, facendo un nuovo tentativo di ingresso nello scalo dopo quello, impedito con cariche delle forze dell'ordine, fallito durante la manifestazione del 25 novembre. Gli ingressi e le uscite della stazione sono stati chiusi per ragioni di sicurezza. A Parma analoga manifestazione ha interrotto la linea convenzionale (la Tav non è stata sfiorata) della linea Bologna-Milano per un'analoga manifestazione degli studenti.

Per evitare che i passeggeri che si trovavano in stazione rimanessero bloccati all'interno, le Fs, assieme alle forze dell'ordine, hanno iniziato ad organizzare un deflusso a piccoli gruppi scortati da personale di assistenza ai viaggiatori, attraverso una uscita decentrata che viene presidiata dalle forze dell'ordine. Si tratta ovviamente di una procedura difficoltosa, poiché l'uscita è abbastanza decentrata, e di complessa attuazione.

BOSSI,STUDENTI HANNO RAGIONI MA NO STRUMENTALIZZAZIONE - Gli studenti "in parte hanno anche qualche ragione ma non si devono fare strumentalizzare". Lo ha detto il leader della Lega Umberto Bossi interpellato alla Camera sulle proteste degli studenti e dopo aver scosso in un primo tempo la testa. "La Lega - aggiunge infatti - non ha detto ai suoi giovani di andare in piazza". "L'importante - evidenza il leader della Lega - è che non si facciano trascinare troppo da qualche parte politica: già è avvenuto in passato. Poi abbiamo gente che non si prepara. Gli studenti dovrebbero innanzitutto studiare".

MILANO: CHIUSE E RIAPERTE 3 STAZIONI DEL METRO' - Tre stazioni della metropolitana sono state chiuse, e riaperte dopo circa un'ora, a Milano, a causa della manifestazione studentesca di protesta contro il Ddl Gelmini. Si è trattato delle stazioni Duomo e Cordusio sulla Linea 1, e Missori sulla Linea 3, che sono state chiuse al pubblico dalle 11.30 alle 12.50. In tali stazioni i treni non hanno effettuato le fermate. Secondo quanto riferito dall'Atm, la chiusura è stata richiesta dalla Questura per motivi di ordine pubblico. Gli utenti, oltre ai disagi per il traffico e per i mezzi pubblici deviati in superficie, hanno così trovato sbarrati anche gli ingressi delle tre fermate.

STUDENTI GETTANO LETAME AD ASSESSORI - Nel corso della manifestazione in piazza De Ferrari a Genova, un gruppo di studenti ha rotto parte della tensostruttura dove l'emittente televisiva Class Cnbc stava conducendo delle interviste nell'ambito di un road show con il Monte dei Paschi di Siena ed ha gettato dei secchi di letame liquido addosso agli ospiti. I due assessori allo Sviluppo economico di Provincia e Comune di Genova Paolo Perfigli e Giovanni Vassallo (entrambe PD) sono stati colpiti in pieno dagli escrementi. Raggiunti in parte anche altri ospiti, tra questi rappresentanti di Confesercenti, di Cna, di Confartigianato e di Confindustria. L'emittente tv è stata costretta a sospendere la diretta, e ad interrompere i successivi servizi, ha spiegato il direttore di Class Cnbc Andrea Cabrini, che denuncia una cattiva gestione della piazza e la mancanza di sicurezza. Le immagini di quanto avvenuto vengono ora trasmesse dal canale satellitare. Alla loro irruzione nella tensostruttura gli studenti hanno strattonato un cameraman dell'emittente gridando: "Non c'é differenza con quelli contro cui protestiamo".

REGGIO OCCUPATA, CORTEO A COSENZA - Continua l'occupazione dell'aula Magna quistelli dell'Università di Reggio Calabria, che è appena stata raggiunta da centinaia di studenti medi in corteo. A Cosenza il corteo degli studenti è partito da poco dall'Università della Calabria, mentre alle 13 è convocata un'assemblea all'Università di Catanzaro.

VENEZIA: STUDENTI VIA DAI BINARI,VERSO NORMALITA' - Hanno liberato i binari della stazione di Mestre (Venezia) i circa 500 studenti che l'hanno 'assediata' per protesta contro la riforma dell'Università. Lo rende noto Trenitalia che segnala come il traffico sia stato temporaneamente rallentato per l'occupazione anche della sede ferroviaria dei binari 1, 2 e 3, della stazione. Secondo Trenitalia il traffico ferroviario sta ritornando alla normalità con ritardi medi stimati in una decina di minuti.

L'AQUILA: FACCOLTA' OCCUPATE, SFIDANDO LA NEVE - Prosegue, da ieri, l'occupazione in tre facoltà dell'università dell'Aquila (Scienze, Ingegneria, Lettere e Filosofia); intanto gli studenti hanno elaborato e condiviso nelle ultime ore un documento per mettere in evidenza i punti di criticità del Ddl Gelmini in discussione alla Camera. La piattaforma, discussa nel polo scientifico di Coppito, definisce "inaccettabili" i contenuti del Ddl riguardo alla governance degli atenei e contesta i tagli, "l'ingresso dei privati nei Cda accademici" o il ricorso al prestito d'onore. Le assemblee denunciano anche la difficile situazione del diritto allo studio nel capoluogo abruzzese, che vive ancora le difficoltà del post terremoto. La notte ha visto anche momenti culturali e ricreativi, con concerti nella facoltà di Lettere - in scena anche il gruppo rap Zona Rossa Krew -, jam session e laboratori nelle altre due facoltà. Tante le adesioni, nonostante la neve caduta copiosa stanotte e le temperature rigide. Circa 500 persone sono transitate a Ingegneria, tanto da spingere i rappresentanti a limitare gli accessi ai soli studenti della facoltà. Per la città dell'Aquila, l'occupazione di facoltà universitarie rappresenta un evento straordinario: gli ultimi episodi, ad eccezione di qualche caso sporadico, risalgono a quindici anni fa.

NAPOLI: LANCIO SACCHETTI RIFIUTI ANCHE CONTRO SEDE REGIONE CAMPANIA - Uno striscione in testa al corteo degli universitari che stanno sfilando per le strade di Napoli é stato dedicato allo scomparso regista Mario Monicelli. "Caro Mario, la faremo 'sta rivoluzione', è stato scritto dai manifestanti. Un nuovo lancio di sacchetti di rifiuti è stato effettuato dagli studenti. In precedenza l'immondizia era stata buttata davanti all'ingresso del palazzo della Provincia di Napoli. Ora il lancio è avvenuto contro l'entrata della sede della Regione Campania, a Palazzo Santa Lucia.

TORINO: BLITZ STUDENTI IN UFFICI SEDE MIUR - Alcune decine di studenti che partecipavano al corteo contro la Riforma Gelmini per le vie di Torino si sono staccati e hanno effettuato un blitz negli uffici del Ministero del'istruzione università e ricerca (Miur), in via Pietro Micca. Dapprima hanno colpito il portone d'ingresso dell'edificio con un lancio di uova, poi lo hanno sfondato e sono saliti al secondo piano, dove hanno si trovano gli uffici, e hanno sfondato un altro portone rompendo una sbarra. Si sono fermati soltanto davanti ai vetri antiproiettile che proteggono i dipendenti del ministero. Subito dopo sono scesi e si sono ricongiunti al corteo. Sul posto sono presenti gli agenti della Digos che stanno facendo accertamenti e indagini.

GENOVA: BREVI SCONTRI TRA STUDENTI E FORZE ORDINE - Momenti di tensione, manganellate e brevi scontri con le forze dell'ordine davanti alla Prefettura di Genova durante la giornata di protesta organizzata dagli studenti medi e universitari. I manifestanti hanno gridato "dimissioni", "Berlusconi mafioso" e altri insulti al governo davanti alla prefettura e lanciato oggetti, uova e fumogeni contro poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. Alcuni tra gli organizzatori hanno cercato di riportare la calma, bloccando i manifestanti più esagitati, mentre le forze dell'ordine tiravano qualche manganellata. Quindi il corteo proveniente da piazza Caricamento ha ripreso la strada andando verso piazza Corvetto. Tra gli slogan del corteo "Contro la crisi del padrone lotta di classe rivoluzione" e "sciopero generale".

Ad Ancona la prima notte di occupazione ha sollevato qualche problema per gli studenti dell'Università Politecnica delle Marche che 'presidiano' il tetto della Facoltà di Ingegneria. A causa del forte vento e del temporale notturno, una delle tende montate sul tetto - riferiscono i militanti della lista Gulliver - ha avuto un piccolo cedimento e ha costretto gli studenti ad andare via per ripararsi nell'aula sottostante, già precedentemente occupata, per trascorrere la notte. Ma già dalle 8 del mattino, i 'gulliverini' hanno iniziato ad organizzarsi per fare fronte al maltempo e organizzare per oggi diverse iniziative, come la diretta della seduta della Camera, un fotobook di tutti gli studenti che vengono "a farci visita" e l'apertura di gazebo per rafforzare il presidio anche nei momenti di pioggia o vento più intensi. Gli studenti hanno aderito anche all'iniziativa promossa dai ricercatori, che prevede un abbraccio simbolico al palazzo del Rettorato in Piazza Roma.

fonte ansa